Violenza sulle donne, M5S: Siamo in guerra ma le risorse sono a zero

Violenza sulle donne, M5S: Siamo in guerra ma le risorse sono a zero

“In Italia è in corso una guerra, spesso strisciante e sotterranea, che si consuma sia all’interno che all’esterno delle pareti domestiche. Una guerra che può essere vinta solo se gli uomini e le donne di questo Paese saranno uniti e determinati nel combatterla e se lo Stato si impegnerà senza esitazioni, attraverso un’azione che deve essere sia di repressione sia di educazione culturale di massa. I numeri diffusi oggi dalla Polizia di Stato su denunce per stalking, maltrattamenti e femminicidi sono impressionanti e, se a questo dato aggiungiamo il fatto che quasi certamente ci sono tante altre donne che non denunciano le violenze subite, si comprende facilmente come quella che bisogna contrastare è una marea”.
Così i deputati del MoVimento 5 Stelle alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
“C’è bisogno di un’azione congiunta da parte della parte sana di questo Paese: i cittadini si devo impegnare in prima persona per denunciare, contrastare, diffondere la cultura del rispetto e dell’uguaglianza. Al contempo le istituzioni devono fare molto di più, perché fino ad oggi abbiamo assistito a tante chiacchiere e buoni propositi ma le azioni pratiche arrivano col contagocce. A questo proposito ribadiamo come il nuovo piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere per il periodo 2017-2020 rappresenti un tassello necessario che, però, non può limitarsi ai buoni propositi. Mentre nel vecchio Piano antiviolenza le risorse finanziarie erano presenti, al momento non ci risulta che nel nuovo siano stati stanziati fondi. Come pensano di riuscire a mettere in campo serie le politiche di contrasto senza investire un euro? Il Piano 2017-2020 è inoltre carente rispetto alla definizione di una raccolta dati sistematica, mentre invece questa servirebbe per comprendere il fenomeno della violenza di genere. Sarebbe dunque fondamentale raccogliere dati disaggregati per sesso età, rapporto tra vittima e carnefice. Ancora, per quanto riguarda la formazione e sensibilizzazione degli operatori nel settore dell’informazione, riteniamo che il conseguimento di un semplice bollino di riconoscimento sulle differenze di genere non sia sufficiente per contrastare al meglio gli stereotipi che molto spesso ancora oggi troviamo sui media. Consideriamo invece un intervento positivo quello che prevede l’attivazione del percorso per le donne che subiscono violenza solo nel momento in cui la donna stessa sia consenziente. E’ necessario fare molto di più: non è con armi spuntate che si vincono le guerre”.