Il trucco dei Voucher e la truffa del Jobs Act

Il trucco dei Voucher e la truffa del Jobs Act

Abbiamo chiesto al Ministro del Lavoro in vista della fine delle assunzioni e del definitivo fallimento del jobs act quali sono le misure strutturali che si vogliono adottare per far fronte al mercato del lavoro. 

Nel corso delle ultime settimane il Ministero del Lavoro e Istat hanno comunicato i dati sul mercato del lavoro relativi al secondo trimestre 2016.

Sul piano dei licenziamenti si sono registrati ben 221.186 casi, oltre 15mila in più rispetto allo stesso trimestre 2015, pari a +7,4 per cento.  Al tempo stesso si è rilevato un calo consistente nelle attivazioni di nuovi contratti di lavoro che, sempre con riferimento allo stesso periodo dell’anno scorso, calano di oltre il 12 per cento. D’altro canto già nel primo trimestre del 2016 Inps rilevava, con riferimento al medesimo periodo del 2015, un trend negativo nel numero di assunzioni che è stato ampiamente confermato nei tre mesi successivi;

Il dato si fa ancora più preoccupante andando a focalizzare sulle tipologie di rapporto di lavoro attivato: quelli a tempo indeterminato si fermano a 392.043, il 29,4 per cento in meno rispetto all’anno scorso (-163.099). Calano, al pari, anche i contratti di collaborazione (-25,4%), e quelli  a tempo determinato (-8,7%). Da queste riduzioni sono maggiormente colpite le donne (-15,2%) rispetto agli uomini (-2,4%).

Sempre secondo i dati di flusso pubblicati dal Ministero si è registrata una riduzione nel numero di stabilizzazioni dei contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato e da apprendistato a tempo indeterminato; mentre sul fronte delle cessazioni dei rapporti di lavoro, pur registrandosi un calo pari al 12, 4 per cento, va rilevato come siano aumentati il numero di cessazioni decise dai datori di lavoro (+81%) mentre siano calate quelle richiesta dai lavoratori (-24,9%);

I dati del mercato del lavoro del secondo trimestre 2016 rilevati da Istat segnalano invece un saldo netto rispetto al medesimo periodo del 2015 di 189mila rapporti di lavoro attivati, pari al + 0,8 per cento. Dati analoghi si riscontrano con riferimento alle tipologie di contratto dove i dipendenti a tempo indeterminato sono cresciuti dello 0,3 per cento e quelli a tempo determinato del 3,2 per cento.

L’apparente contrapposizione tra i dati pubblicati dall’Istat e quelli rilevati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali si fonda sulla differenza tra flussi e stock. I primi registrano l’andamento con riferimento al periodo di rilevazione, mentre i secondi rappresentano una istantanea scattata al termine del periodo di riferimento;

In tal senso gli scriventi ritengono opportuno e fondamentale sottolineare come, guardando al trend complessivo, anche se i saldi possono risultare positivi si registri, a partire dall’avvio degli sgravi a favore dell’occupazione, ovvero dal varo del c.d. Jobs Act, fino ad oggi un progressivo e costante calo negli effetti positivi che il Governo aveva millantato a partire dal 2015. Trend che si correla in maniera preoccupante man mano che si avvicina il termine degli incentivi all’assunzione previsti dal richiamato provvedimento legislativo.

Tendenza, questa, che peraltro evidenzia un ricorso ai licenziamenti sempre maggiore soprattutto in virtù del doppio sistema di (non) tutele, entrato in vigore con il Jobs Act: chi è stato assunto prima del 2015 ha ancora la copertura dell’articolo 18 mentre chi è stato assunto dopo no. Il risultato di questa bipartizione è da un lato quello di aver vincolato gli assunti pre Jobs Act al proprio posto, perché cambiare ora lavoro sarebbe controproducente; dall’altro lato quello di avere stabilizzato solo la precarietà degli assunti post Jobs Act;

Dai dati emersi negli ultimi giorni appare altresì evidente, vieppiù alla luce del generale rallentamento della crescita economica a livello internazionale (con il Prodotto interno lordo fermo da inizio anno), come senza alcun tipo di politica del lavoro che sia strutturale e non solo propagandistica, non si possa creare lavoro né sviluppare un’occupazione che si fondi su equità e, al tempo stesso, economicità e produttività.

 

Abbiamo chiesto al ministro quali misure intenda adottare al fine di arrestare il tracollo di occupati che, in virtù del costante trend negativo, sarà possibile registrare nei mesi a venire a causa della conclusione della campagna di incentivi ad hoc previsti dal 2015. Qui, la risposta del ministro in merito alle nostre domande: