Scuola nel caos: docenti e famiglie vogliono una soluzione

Scuola nel caos: docenti e famiglie vogliono una soluzione

L’anno scolastico 2016/17 è destinato a battere un record: sarà il più caotico di sempre, grazie all’entrata a regime della legge 107 passata all’onore delle cronache come la “Buona Scuola”. Che triste ironia.

Quest’anno, infatti, sono 207mila i docenti trasferiti, pari al 30% dell’organico di ruolo complessivo degli insegnanti statali; di questi, in 60mila hanno lasciato la cattedra vacante al centro-nord per rientrare al centro-sud. Ad oggi, secondo le stime del dossier della testata specializzata Tuttoscuola, sommando i 207mila docenti trasferiti ai circa 50mila docenti precari che annualmente prendono servizio in istituti scolastici diversi, risultano ben 257mila insegnanti che hanno cambiato cattedra (il 200% in più rispetto agli anni precedenti) e due milioni e mezzo gli studenti che hanno avuto uno o più insegnanti diversi rispetto all’anno precedente. A questo ci hanno portato l’assurda “deportazione in massa” degli insegnanti, i trasferimenti demenziali, i precari sballottati per tutto il Paese.

Ma tutto ciò non finirà a giugno 2017. La problematica si ripresenterà il prossimo anno, visti i contenuti dell’accordo sulla mobilità firmato dal ministro Fedeli con i sindacati in cui si prevedono deroghe da ogni vincolo di permanenza per tutti i docenti di ruolo, compresi quelli chiamati con incarico triennale dai dirigenti scolastici.

L’avvicendamento annuale di docenti nelle istituzioni scolastiche inficia la continuità didattica e il successo formativo degli studenti, come dimostra anche uno studio della Banca d’Italia: a parità di condizioni, alla maggiore stabilità del personale docente corrisponde un minore numero di fallimenti scolastici.

Il M5S alla Camera ha chiesto al Ministro Fedeli come intenda arginare il caos che ha piagato l’anno scolastico in corso ed è destinato a continuare anche il prossimo, e come intende garantire la continuità didattica degli studenti e il rispetto dei diritti dei lavoratori.

Questa la risposta del governo al nostro Question Time: