Noi non “ci sentiamo esclusi”, noi SIAMO stati esclusi

Noi non “ci sentiamo esclusi”, noi SIAMO stati esclusi

“La reazione di chi si sente escluso” è il titolo dell’articolo di Giorgio Napolitano oggi su La Stampa quale commento sull’elezione di Trump.
Gentile Presidente emerito della Repubblica, le rispondo con molta umiltà.
Lei torna a scrivere, a sentenziare e a consigliare di “trarre lezioni dall’accaduto”. Magari Le spiego io cosa significhi “subirle quelle lezioni” per quarant’anni da quando sei nato. Forse Lei e le persone a cui si rivolge queste lezioni le dovete studiare sui libri e discuterle nei vostri circoli di amicizie altolocate, noi invece le abbiamo scolpite nelle nostre vite.

Noi non “ci sentiamo esclusi”, noi SIAMO stati esclusi.
Esclusi dalla possibilità di crearci una famiglia per inseguire una carriera, un posto di lavoro, una stabilità economica che per i più è solo una chimera.
Esclusi dalla possibilità di acquistare una casa per abitarci con quella famiglia, che se ti va bene ci cominci a pensare a quarant’anni, se non accettando di fare mutui trentennali con la consapevolezza di non sapere se mai ci arriverai a possederla quella casa.

Esclusi dalla possibilità di realizzare le nostre ambizioni, aspirazioni banalmente lavorative prima di tutto e meno banalmente della nostra personalità e del pieno sviluppo della persona umana e dell’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, come sublimemente espresso all’articolo 3 della nostra Costituzione.

Esclusi dalla possibilità di tenerci stretta la nostra dignità senza rinunciare ad occasioni ed opportunità il cui trampolino di lancio non è il merito, o la capacità o la serietà, ma solo il servilismo, l’appartenenza a circoli più o meno potenti, il compromesso al ribasso morale, la perdita di libertà per bieco senso di “opportunismo”.
Esclusi dalle strade in discesa ma sempre costretti ad affrontare salite, a stringere i denti e andare avanti con le sole nostre forze.
Ma quell’esclusione ci ha dato tanto, non ci crederà.  Ci ha dato l’orgoglio di aver scelto di nutrire il nostro spirito, con la libertà e con la dignità.
Ci ha dato la consapevolezza di poter e dover esplorare i nostri limiti facendo di necessità virtù.
Dovrebbe essere semplice capire queste cose anche per chi non le ha vissute direttamente.
Basterebbe quella naturale empatia umana che invece oggi è stata soppiantata da diffidenza, rivalità prevaricazione e supponenza.

Secondo Lei, la democrazia del suffragio universale va guidata attraverso una leadership culturalmente attrezzata? Oppure la democrazia deve essere uno strumento di vera partecipazione dei cittadini libero da qualsiasi condizionamento?