Medici in fuga (all’estero): l’harakiri voluto dal governo

Medici in fuga (all’estero): l’harakiri voluto dal governo

Il dossier dell’Anaao svela che l’emigrazione del nostro personale medico ospedaliero all’estero è un fenomeno in crescente espansione e sul quale pesano come un macigno le politiche governative. Nel nostro Paese stiamo compiendo un vero e proprio harakiri: spendiamo risorse ingenti per formare professionalità eccellenti – 150 mila euro all’anno per singolo medico – alle quali poi non diamo spazio. Indirettamente, subdolamente, gli viene dato il benservito. Anche questo rappresenta uno dei tasselli per lo smantellamento del Ssn che il governo Renzi sta realizzando con il ministro Lorenzin nel ruolo di esecutore.

Eccole le conseguenze del mancato sblocco del turnover, promesso a più riprese dal ministro della Salute ma rimasto sulla carta: senza questa misura non si riesce ad esaurire la domanda occupazionale post laurea e post specialistica. Inoltre, il numero di accessi alle Scuole di Medicina e Chirurgia non trova adeguata corrispondenza nei contratti specialistici.

Questi sono i fatti. Poi c’è l’indegna propaganda di chi straparla di un miglioramento della sanità andando a votare per il sì al Referendum. La verità è che il Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno di più medici, di più fondi, di prezzi dei medicinali che vadano incontro alle esigenze dei cittadini e non delle case farmaceutiche. Tutte cose che questo governo non sta facendo e di cui ha la piena responsabilità. La nostra sanità ha bisogno di tornare ad essere davvero universale, per consentire di accedere alle cure agli 11 milioni di nostri concittadini che oggi non possono permetterselo. In tutto questo, il referendum non c’entra assolutamente nulla.