Licenziamenti ex Merloni: scongiurare la chiusura degli stabilimenti

Licenziamenti ex Merloni: scongiurare la chiusura degli stabilimenti

In data 29 luglio 2016 la società J&P Industries, guidata dall’imprenditore marchigiano Giovanni Porcarelli che ha rilevato alcuni stabilenti dell’importante gruppo di elettrodomestici di Fabriano e Nocera Umbra, ha comunicato ai sindacati l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 400 lavoratori su 684;

Secondo quanto indicato dall’imprenditore Porcarelli, i problemi indicati ai Ministeri nella comunicazione di avvio della mobilità sarebbero relativi a “mutamenti del mercato” e a difficoltà nel rapporto con le banche.

Effettivamente, nell’ambito del tavolo di confronto aperto presso il Ministero dello sviluppo economico, nell’incontro del 10 maggio 2016 con la presenza dei commissari straordinari dell’Antonio Merloni Spa, i rappresentati di Intesa San Paolo, Monte dei Paschi, UniCredit, Banca delle Marche, è emerso che mentre Intesa San Paolo e UniCredit, così come UBI Banca, hanno deliberato la sottoscrizione dell’atto di transazione, riservandosi di definire il testo finale dello stesso, le altre banche hanno invece chiesto ulteriore tempo. In quella sede il Ministero dello sviluppo economico espresse l’assoluta necessità di: accelerare i tempi di delibera; definire il testo conclusivo dell’atto di transazione nel più breve tempo possibile; sollecitare l’adesione di J.P. all’atto di transazione; iniziare, infine, il confronto tra le realtà creditizie e J.P. rispetto ai finanziamenti a sostegno del piano industriale.

L’area coinvolta dalla crisi del gruppo Merloni è interessata, infatti, da un accordo di programma per la disciplina degli interventi di reindustrializzazione sottoscritto dal Ministero dello sviluppo economico, dalla regione Umbria, regione Marche, Invitalia integrato con atto sottoscritto il 12 ottobre 2012 finalizzato alla salvaguardia e al consolidamento del tessuto imprenditoriale nonché al reimpiego e alla riqualificazione dei lavoratori della società; l’intervento agevolativo è attuato ai sensi della legge n. 181 del 1989 le cui risorse finanziarie ammontano a 26 milioni di euro.

Eppure il Ministero dello sviluppo economico, già sollecitato dagli interroganti con l’interrogazione n. 3/1632 -che paventavano il pericolo della perdita di competitività dell’azienda e l’impossibilità di continuare a svolgere regolarmente l’attività produttiva- assicurava l’impegno teso favorire in tempi celeri la conclusione dell’atto di transazione con le banche, “con l’obiettivo di individuare ogni possibile soluzione affinché questa importante realtà produttiva possa continuare ad operare, con salvaguardia dei livelli produttivi ed occupazionali”;

Grave è ora la situazione che rischia di far naufragare l’accordo di programma di reindustrializzazione con conseguenze nefaste sull’intero territorio e sui livelli occupazionali a causa della mancata sottoscrizione dell’accordo con le banche. Abbiamo chiesto al ministero competente:

  • quali motivi hanno impedito la celere conclusione dell’atto di transazione con le banche creditrici e quali iniziative ha adottato il Governo;

  • se il Governo intende convocare urgentemente un tavolo di confronto con le parti interessate e le istituzioni regionali e locali e quali urgenti iniziative intenda intraprendere per favorire l’accordo con gli istituti di credito che portino ad un ripensamento delle scelte dell’azienda e un confronto tra i creditori e J&P per l’erogazione della liquidità necessaria per accedere all’accordo di programma al fine di scongiurare la definitiva chiusura dell’azienda e salvaguardare la produzione e l’occupazione.