L’assurdità dell’ospedale in via di smantellamento

L’assurdità dell’ospedale in via di smantellamento
Qualche giorno fa tornando dal corteo tenutosi a Bronte per sostenere il candidato sindaco del M5S Davide Russo che aveva ricevuto pesanti minacce per non candidarsi, mi sono ritrovata a percorrere il periplo dell’Etna. Trovandomi in aree sperdute oltre ad ammirarne la bellezza mi è venuto spontaneo chiedermi dove avrebbe dovuto recarsi un cittadino che avesse avuto un’emergenza medica o chirurgica nelle zone fra Linguaglossa e Randazzo.I cittadini che abitano quelle zone si trovano a circa 40-60 minuti dal punto di pronto soccorso più vicino che in questo caso diventerà l’ospedale S. Vincenzo di Taormina. Dallo svincolo di Fiumefreddo il punto più vicino sarebbe stato Giarre (8,3 km) e non Taormina (19,6 km). Sono 10 chilometri che possono costare la vita a una persona, esattamente com’è successo ieri alla donna morta all’ospedale di Giarre, un ospedale che è in via di smantellamento.

E’ giusto che i siciliani sappiano perché stanno smantellando l’ospedale di Giarre così come altri ospedali siciliani: per meri calcoli economici dovuti ad incapacità gestionali degli ultimi 20 anni. Chi dice altro dice il falso. Perché per meri calcoli economici e per applicare la spending review del curatore fallimentare Monti nel decreto Balduzzi è stato previsto un taglio lineare dei posti letto a 3,7 posti letto, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie

Considerate che la media europea è di 5,9 posti letto per 1000 abitanti. Quindi secondo Monti, Balduzzi, Crocetta e Borsellino – essendo in piano di rientro seppur tassati al 40% e pur pagando in Sicilia la quota massima dell’addizionale massimale irpef –  possiamo morire strada facendo.

 

Non riescono proprio  a tagliare la spesa pubblica laddove andrebbe fatto. In Italia i i consigli regionali costano 1 miliardo l’anno e i consiglieri regionali italiani sono i più pagati al mondo. Sarebbe bastato un taglio di metà delle loro indennità e rimborsi per arrivare a 500 milioni di euro l’anno. Altro taglio avrebbe dovuto farsi sulle auto  di servizio: secondo i dati Formez ce ne sono 17.299 a carico delle sole aziende sanitarie per circa 300 milioni di euro. Nella sola Catania ci sono 71 auto di servizio. Per non parlare poi dei costi delle partecipate. In Italia abbiamo 7.726 partecipate locali con perdite di esercizio di 1.200 euro  l’anno. Ve ne sono almeno 3.000  con meno di 6 dipendenti e in circa metà delle partecipate dei Comuni il numero dei dipendenti è inferiore al numero delle persone che siedono nei cda.

Esistono altre mille fonti di spesa da tagliare prima di colpire la sanità e la salute dei cittadini. A tutti questi tagli il governo Renzi ne sta aggiungendo altri per 2,6 miliardi obbligando le regioni a ridurre ancora i servizi.

Abbiamo lanciato un appello alle regioni, gli abbiamo chiesto di non firmare, di difendere i propri cittadini dall’arroganza di un governo che lungi dal toccare i privilegi della casta politica, lungi dall’aggredire gli sprechi e la corruzione continua a indebolire il nostro servizio sanitario nazionale, quello che fino a qualche anno fa era considerato uno dei migliori al mondo.

Lanciamo un appello anche ai cittadini: creiamo comitati, raccogliamo firme, lanciamo tutti insieme una campagna di azione e sensibilizzazione per salvare in nostro diritto alla salute, per preservare la sanità pubblica, per rimettere al centro della politica il cittadino con i suoi bisogni essenziali, come sta facendo la Francia che sta affrontando una riforma epocale delle sanità investendo sulla prevenzione, sull’innovazione e sull’attenzione per la cura anche delle fasce più deboli della popolazione. Facciamolo perché ogni battaglia che non combattiamo è una battaglia persa.

 

 

Giulia Grillo

Capogruppo M5S Commissione Affari Sociali – Camera Dei Deputati