Ddl Lorenzin: inserire pubblicità su studi clinici dei farmaci

Ddl Lorenzin: inserire pubblicità su studi clinici dei farmaci

E’ indispensabile apportare un correttivo al Dl Lorenzin, così come noi proponiamo attraverso apposito emendamento all’articolo 1, dal momento che non è stato recepita la premessa al regolamento dell’Ue sulla sperimentazione clinica dei medicinali per uso umano. Questo passaggio è fondamentale per garantire ai cittadini di fruire delle informazioni non commerciali relative agli studi clinici condotti nel territorio nazionale, a cui fa seguito l’autorizzazione sull’immissione in commercio (Aic) del farmaco sperimentato. Questo è il mio commento alla risposta del sottosegretario alla salute Davide Faraone all’interrogazione che ho presentato.   Vorrei ricordare che tale premessa al regolamento Ue, non ancora recepita, prevede che ‘non dovrebbero essere considerate informazioni commerciali di carattere riservato se l’immissione in commercio è già stata concessa, se la procedura per la concessione dell’Aic si è già conclusa oppure se una domanda di Aic è stata ritirata. Risulta invece che allo stato attuale i contratti stipulati tra il promotore di una sperimentazione clinica e lo sperimentazione includono quasi sempre il diritto alla riservatezza dei dati, che rimangono nella disponibilità del promotore della sperimentazione, anche a garanzia delle tutele brevettuali. Questa operazione di trasparenza si rende necessaria al fine di ristabilire un rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni e promotori delle ricerche scientifiche. Rapporto che, in questi anni, è stato fortemente compromesso anche a seguito di episodi corruttivi e di casi che hanno evidenziato la presenza di conflitti d’interesse. Questo emendamento è l’esito del lavoro per la trasparenza sul rapporto tra case farmaceutiche e mondo sanitario del MoVimento 5 Stelle in parlamento. Un lavoro che è entrato anche a far parte del programma salute del MoVimento, appena sottoposto...
Terzo Settore: la riforma del governo è la tomba del non profit

Terzo Settore: la riforma del governo è la tomba del non profit

Una progressiva ed inesorabile modifica del codice genetico del nostro welfare, che traghetta il nostro Paese in un sistema di finanziarizzazione e privatizzazione dei servizi sociali, assistenziali e socio sanitari, nonché dei servizi culturali e formativi. E’ a tutto questo che apre la riforma del Terzo Settore voluta dagli ultimi due governi, che hanno usato l’esigenza di rinnovamento della governance del comparto per svuotare di senso il no profit e trasformarlo in un’occasione di profitto, per alcuni,a regime agevolato. In commissione Affari Sociali il MoVimento 5 stelle tra le giornate di ieri e oggi hanno espresso parere contrario sul Codice del terzo settore e sulla disciplina dell’impresa sociale. Quello che il governo, con il Pd in testa, sta realizzando è lo smantellamento di una parte rilevante del settore pubblico attraverso un uso a fine privatistico dell’utilità sociale, la cannibalizzazione del mercato a discapito del settore privato e collegato rischio di concorrenza sleale – come già ipotizzato dall’Antitrust in un parere del 2015 – , la trasformazione del concetto di sussidiarietà in sostituzione, il fagocitamento del terzo settore da parte delle realtà più grandi, organizzate e con maggiore disponibilità di capitale . Tutto ciò finirà con l’andare a discapito delle piccole realtà che negli anni hanno rappresentato la vera spina dorsale del no profit. Ma di punti strutturalmente critici o inaccettabili questa legge delega ne è piena e a dirlo non siamo solo noi. Anche il Consiglio di Stato in 54 pagine ha evidenziato numerose criticità specie, sull’articolo 77, dove ha rilevato la necessità che vi sia un soggetto terzo, preferibilmente pubblico, a valutare la meritevolezza degli enti cui gli...
Vaccini, fermeremo il decreto Lorenzin

Vaccini, fermeremo il decreto Lorenzin

Negli ultimi mesi il dibattito sui vaccini è stato strumentalizzato dal PD a fini politici: un atto di irresponsabilità gravissimo, soprattutto se portato avanti da chi governa il Paese. Il MoVimento 5 Stelle, invece, davanti a un tema tanto delicato quanto complesso che riguarda la salute dei cittadini, ha assunto un atteggiamento serio e responsabile, che oggi si concretizza nella presentazione di una nostra proposta di legge. Il governo ha emanato un decreto, strumento da utilizzarsi solo in caso di necessità e urgenza. Eppure è stato lo stesso presidente Gentiloni, solo poche settimane fa, a smentire l’esistenza di un’emergenza. Se è così, l’uso del decreto è un abuso, e il governo avrebbe dovuto lasciare lavorare il Parlamento. Se invece esiste davvero un’emergenza, appare chiaro che la responsabilità è di chi da quattro anni governa ed è titolare del Ministero della Salute, ovvero il ministro Beatrice Lorenzin, che avrebbe dovuto evitare di esporre il Paese a questo rischio. Come abbiamo sempre detto, riteniamo i vaccini fondamentali nella prevenzione delle malattie e il nostro obiettivo è garantire la massima copertura vaccinale nel Paese. Come raggiungere questo obiettivo? Il decreto Lorenzin punta tutto sulla coercizione, esponendosi al rischio, pericolosissimo, di ottenere l’effetto contrario, perché in presenza di genitori preoccupati o dubbiosi sulla vaccinazione, l’obbligo rischia di scoraggiarli ulteriormente. A maggior ragione se la coercizione riguarda ben 12 vaccini! Per questo la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle, presentata in Senato, lascia invariata la legislazione vigente in tema di vaccini, introducendo però la formulazione monodose, e punta sulla raccomandazione come metodo per ottenere la maggiore copertura vaccinale possibile. Raccomandazione significa aumentare l’adesione...
La politica ha deciso: la sanità pubblica deve morire

La politica ha deciso: la sanità pubblica deve morire

Era tra le prime tre sanità pubbliche del mondo. Ma la sanità italiana oggi sta morendo -uccisa- e i numeri spaventosi del rapporto Censis certificano, per l’ennesima volta, che il nostro sistema sanitario pubblico arretra a velocità sempre maggiore e, di questo passo, in pochi anni, il diritto universale alla salute come sancito dalla Costituzione diventerà lettera morta. I numeri sono inappellabili. La spesa sanitaria (privata) degli italiani è salita a 35,2 miliardi di euro, con un balzo in avanti del 4,2% nel triennio 2013-2016. Ma il dato più impressionante è quello dei cittadini che nell’ultimo anno hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie. Si tratta di 12, 2 milioni: 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. La sintesi della situazione è preso fatta: da un lato, ogni anno un esercito crescente di cittadini rinuncia alle cure o le rimanda – principalmente a causa di difficoltà economiche -, dall’altro chi può permetterselo è costretto a migrare verso la sanità privata. Questa è la verità. Nel frattempo il ministro della Salute, all’Assemblea mondiale della Sanità, afferma giuliva che in Italia abbiamo uno degli ultimi servizi sanitari universali rimasti, con standard elevati a costi ragionevoli. Cosa non si riesce a dire, pur di fare bella figura. Ma se si volesse davvero fare bella figura con i cittadini, e non con i comitati internazionali, basterebbe investire molte più risorse e spendere meglio i fondi, invece di chiudere gli ospedali. Le ricette per salvare la sanità pubblica esistono, ma ci vuole la volontà politica di farlo. Certo, “se si volesse”: perché noi pare, invece, che la volontà politica qui vada proprio in direzione opposta....
Il Programma Salute del MoVimento 5 Stelle

Il Programma Salute del MoVimento 5 Stelle

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Così inizia l’articolo 32 della nostra costituzione. Noi siamo convinti, e tutti gli indicatori di salute ci danno ragione, che un servizio sanitario pubblico sia lo strumento più efficiente per tutelare quello che, appunto, è un diritto, la salute, non un bene di consumo. Il cittadino non è un cliente né un consumatore, ma è un paziente quando si rivolge alla sanità. Però riteniamo che sia fondamentale investire più risorse, a differenza di quello che hanno fatto gli ultimi governi, che sia necessario anche investire in aree della politica sanitaria che finora sono state marginali. In questo vi chiediamo anche di intervenire. Una di queste aree, per esempio, è proprio quella della prevenzione primaria, che è quell’area della politica sanitaria che serve a rimuovere le cause note di malattie, per esempio nel settore dell’inquinamento ambientale è stato fatto veramente molto poco. Noi riteniamo sia fondamentale che le politiche sanitarie e le politiche ambientali siano fortemente integrate, non solo da un punto di vista teorico, ma soprattutto integrate e potenziate da un punto di vista pratico. Vi chiediamo anche di esprimervi su un altro settore importante della sanità, che sono le sue risorse umane, medici e gli infermieri che in questi anni sono stati vittime del blocco delle assunzioni proprio come elemento di politica di austerità che ha creato tantissimi disservizi, sacche di precariato, in alcuni casi addirittura sacche clientelari e invece bisogna investire risorse in questo settore e bisogna anche prepararsi al fatto che molti medici presto andranno in pensione e avremo un fabbisogno di medici...
Sanità: svolta epocale, grazie al M5S gli ordini avranno revisori dei conti esterni

Sanità: svolta epocale, grazie al M5S gli ordini avranno revisori dei conti esterni

E’ una svolta epocale: finalmente, grazie alla battaglia che abbiamo condotto, gli ordini professionali sanitari avranno dei revisori dei conti esterni. In commissione Affari Sociali alla Camera è stato approvato l’emendamento al Ddl Lorenzin sul riordino degli ordini professionali, a prima firma Silvia Giordano, che prevede che i revisori dei conti siano scelti presso l’albo dei revisori legali, sotto il controllo del Mef. Fino ad ora i revisori dei conti erano nominati all’interno delle categorie professionali fatto che determinava situazioni al limite del paradossale, come l’avere medici o infermieri che si trovavano ad operare su argomenti che esulavano dalle loro strette competenze. Era dal 1946, quindi da ben oltre 70 anni fa, che si provava a cambiare questa normativa che, di fatto, impediva l’accesso al controllo dei conti degli ordini da parte di un componente terzo e con una formazione ad hoc.  Condividi:TweetE-mailPocketCondividi su...
Cyberbullismo: finalmente è legge ma servono più risorse

Cyberbullismo: finalmente è legge ma servono più risorse

“Finalmente il provvedimento sul cyberbullismo è legge: sono stati necessari quattro passaggi tra Camera e Senato ma all’interno del Pd e della maggioranza, dopo un lungo tira e molla, hanno smesso di tirare il testo per la giacchetta. Dedichiamo questa legge a tutti i bambini e ragazzi vittime di atti di cyberbullismo e ai loro familiari. Oggi, finalmente, abbiamo dotato il Paese di uno strumento per contrastare questa piaga sociale e culturale ma, al contempo, non possiamo sottacere un aspetto molto critico. Si tratta del capitolo dei fondi destinati alle scuole italiane per le politiche di informazione e contrasto al fenomeno. Le risorse stanziate ammontano a soli 200 mila euro: un investimento davvero troppo eseguo. Considerando che i plessi scolastici in Italia sono 40 mila, significa che a ciascuno di questi andrebbero mediamente 5 euro. Francamente non è questo il segnale che andava dato: il contrasto al cyberbullismo deve partire dall’aspetto pedagogico e culturale e, dunque, le risorse da mettere in campo vanno al più presto aumentate sensibilmente“. Così i deputati M5s commentano il parere favorevole espresso rispetto alla Pdl appena approvata alla Camera. Condividi:TweetE-mailPocketCondividi su...