Produrre farmaci o importarli? La mia mozione per una nuova prospettiva.

Produrre farmaci o importarli? La mia mozione per una nuova prospettiva.

Cari tutti, ho approfittato dei giorni di distacco da Roma per ritemprarmi in compagnia dei miei cari e fare qualche lettura per mettere a punto alcune idee da concretizzare alla ripresa dei lavori alla Camera. E così oggi voglio condividere con voi una mozione, appena depositata, che chiede l’impegno del Governo ad implementare nuove politiche per il nostro sistema di produzione dei farmaci. Questo provvedimento non dovrebbe sorprendere nessuno, l’assistenza farmaceutica, infatti, è sempre stata tra le mie priorità. Di sicuro non sorprenderà Beppe – il mio omonimo – che proprio qualche giorno fa si è occupato di farmaci (equivalenti) nel suo blog riportando non poche criticità rispetto al sistema di controllo delle norme di buona fabbricazione (https://www.beppegrillo.it/il-lato-oscuro-dei-farmaci-equivalenti-nel-mondo/). Ma andiamo con ordine. Qui di seguito provo a spiegarvi i motivi che mi hanno spinto a fare questa proposta: come detto sin dall’inizio del mio mandato il settore dei medicinali è stato tra le mie priorità. Al mio arrivo al Ministero della Salute ho nominato subito un gruppo di esperti per la definizione di una governance del farmaco. Il tavolo elaborò un documento che presentammo – insieme al Prof. Silvio Garattini – pochi mesi dopo. Molte le novità previste, tra queste ad esempio la revisione del prontuario farmaceutico, la riduzione della compartecipazione della spesa a carico dei cittadini (oltre un miliardo l’anno). Non vi tedio, ma per chi vuole approfondire qui trova il documento (http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3567). Adesso capite bene perché qualche tempo fa scrissi un post per salutare – finalmente – la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto che regola la negoziazione del prezzo dei farmaci. Personalmente condivido le parole di...
Quanto costa dire la verità?

Quanto costa dire la verità?

Ho letto con interesse l’editoriale di Galli della Loggia oggi sul Corriere della Sera e devo dire che lo trovo in parte condivisibile quando afferma che le promesse di rinnovamento e di cambiamento portate avanti da una forza politica spesso vengono disattese perché altrettanto spesso “la verità” viene sottaciuta. Ed altrettanto credibile è l’ipotesi secondo la quale ciò accade perché dire la verità rende impopolari che è l’opposto della popolarità (che nella sua migliore espressione, cioè quella del consenso, viene considerata necessaria per governare – ma mi domando allora a che serve votare ogni 5 anni se ci dobbiamo confrontare con il consenso ogni 5 minuti?).Ma ritorniamo alla verità.I limiti non sono solo quelli citati da Galli della Loggia ma ve ne sono altri a mio avviso. Che sono figli di una domanda: quanto la nostra società è disposta ad ascoltare la verità. È allenata alla verità, a riconoscerla ad accettarla, ad apprezzarla? E dico società e non dico popolo perché quando in politica si dice una verità le reazioni non arrivano solo dal popolo ma da pezzi di società (media, social, corporazioni, etc…) che quella verità sono in grado di osteggiarla, distorcerla e persino ribaltarla. Così per un politico dire alcune verità specie se intaccano forme di potere consolidate, anche le più circoscritte, significa spesso e volentieri prepararsi a ricevere badilate di letame da ogni dove. Significa essere consapevoli che il proprio messaggio arriverà intatto solo a un numero ininfluente di individui e invece, per la maggioranza, verrà distorto con effetti spesso irreversibili sulla propria immagine e reputazione. Significa essere stigmatizzati e, in alcuni casi, ricordati solo per quelle...
“Riempi i frigoriferi di farmaci fino a farli scoppiare”

“Riempi i frigoriferi di farmaci fino a farli scoppiare”

“Riempi i frigoriferi di farmaci fino a farli scoppiare”. Questo il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere delle Sera in data 12 dicembre che racconta di una truffa ai danni della collettività per 10 milioni di euro. In sostanza otto aziende farmaceutiche (Mylan spa, Pfizer spa, Roche spa, Novartis spa, Abbvie srl, Biogen srl, Medac Pharma srl e Viiv Healthcare srl) vendevano farmaci ad alcuni ospedali del gruppo San Donato che, facendosi rimborsare dalla Regione Lombardia il prezzo pieno, lucravano sullo sconto postumo praticato dalle imprese di medicinali. Per il giudice delle indagini preliminari “l’illiceità del meccanismo era francamente nota a tutti”. Non solo, per la Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica è stata individuata anche una distorsione nelle ragioni di acquisto. Infatti, da un’intercettazione tra un dipendente e un consulente del gruppo San Donato si apprende che: “il numero di confezioni da acquistare viene ricollegato alla necessità di raggiungere gli obiettivi da cui dipendono le note di credito e non alle esigenze cliniche”. Ma cosa sono le note di credito? In sostanza i rimborsi, invece che essere versati agli ospedali attraverso i “tradizionali” bonifici, avvengono mediante l’emissione di pagherò. In questo modo le aziende non solo incidono sul livello di trasparenza dei prezzi, rendendoli di fatto non comprabili tra i diversi paesi, ma l’indagine di Milano ci dice che questa modalità di accordo può provocare distorsioni negli acquisti.  Di questi temi me n’ero già occupata nel 2015 in quanto feci una segnalazione all’Autorità Garante delle Concorrenza (AGCM) rispetto ad una determina dell’Agenzia italiana del farmaco (n. 1.427/2015) che modificava, passando da bonifico a note di...
La mia intervista a L’Aria che Tira su La7

La mia intervista a L’Aria che Tira su La7

Cercheranno di generare paura nei cittadini sulla possibilità di andare di nuovo al voto, prefigurando chissà quali scenari apocalittici. E’ la stessa tecnica che usarono quando ci fu il referendum costituzionale voluto da Renzi. Ci avevano detto che sarebbe accaduto il peggio se non fosse stato approvato ma, come avete ben visto, nulla è successo. Ribadisco con forza che siamo contrari a qualsiasi governo che non sia diretta espressione della volontà degli elettori, ma frutto di oscure trattative partitiche. Non dimentichiamo che, i famigerati governi tecnici, come quello di Monti, sono i responsabili dei provvedimenti di austerità che hanno generato la crisi economica. L’unica soluzione è andare al voto il prima possibile. Ecco la mia intervista di oggi a L’aria che tira La7 Condividi:TweetE-mailPocketCondividi su...
Tagli Ue a Regioni inaccettabili, in Sicilia a rischio 340 milioni di euro di fondi

Tagli Ue a Regioni inaccettabili, in Sicilia a rischio 340 milioni di euro di fondi

“Serve una reazione decisa dell’Italia contro la proposta di budget europeo presentata dalla Commissione Europea. I tagli alla politica di coesione del 7% sono inaccettabili perché colpiranno principalmente le aree più povere d’Italia in primis la Sicilia ma anche tutte le Regioni. Secondo le nostre prime stime si tratta di oltre 3 miliardi di euro di minori risorse investite. Per la Sicilia stiamo parlando di 340 milioni di euro a rischio: tra il budget FSE che sarà di 820 milioni e quello FESR che sarà di 4,5 miliardi. Questo significa che nella prossima programmazione si rischiano di perdere 340 milioni di euro per l’Isola” lo denuncia Giulia Grillo capogruppo del Movimento 5 Stelle Camera insieme ai parlamentari siciliani pentastellati Francesco D’Uva e Nunzia Catalfo. “I colleghi eurodeputati hanno chiesto che il livello di disoccupazione giovanile sia inserito, oltre al PIL, come indicatore principale per quantificare l’assegnazione dei fondi europei”continuano i parlamentari M5S siciliani. “Durante la discussione al Parlamento europeo i parlamentari del M5S presenteranno emendamenti per rimediare agli errori della Commissione. Ci sono spazi per ridurre i troppi sprechi europei e per rimodulare le spese. Diciamo no ai tagli lineari e, per quanto riguarda la PAC, chiederemo di privilegiare nell’assegnazione dei fondi i piccoli agricoltori ed eliminare le inefficienze. Vogliamo capire meglio, infine, come verranno utilizzati i 25 miliardi stanziati a sostegno delle riforme strutturali. Se per riforme strutturali Juncker intende il Jobs Act e la riforma Fornero faremo le barricate. Il Movimento 5 Stelle mette al centro della sua azione politica l’Italia e i cittadini italiani e la difesa dello stato sociale”, concludono i parlamentari siciliani. Condividi:TweetE-mailPocketCondividi su...
Sanità: la scure del centrodestra e del centrosinistra sul personale medico e infermieristico

Sanità: la scure del centrodestra e del centrosinistra sul personale medico e infermieristico

Nel programma in 11 punti del trio Berlusconi-Salvini-Meloni sulla sanità vengono spese quattro parole in croce. Si parla genericamente di “estensione delle prestazioni sanitarie” senza specificare nulla sulle risorse e sul personale medico e infermieristico. A proposito: le prime misure necessarie a garantire “la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica” a carico del personale degli enti del servizio sanitario nazionale risalgono all’art. 1 comma 198 della Legge 23 dicembre 2005 n. 266 (Berlusconi III). Norme inasprite prima dal Governo Prodi II (art. 1 comma 565 della Legge 27 dicembre 2006 n.296) e successivamente da Berlusconi IV (art. 2 comma 76 Legge 23 dicembre 2009 n. 191) che, modificando l’articolo 1 comma 174 quinto periodo della legge 30 dicembre 2004 n. 311, ha previsto “il blocco automatico del turn over del personale del servizio sanitario regionale”. Da allora sono passati tanti anni, ma né i governi di centrosinistra, né Berlusconi &co hanno mai modificato una norma che è una delle cause principali dell’asfissia del sistema sanitario pubblico. Anzi, il Governo Renzi (art. 1 comma 584 Legge 23 dicembre 2014 n. 190), ha pensato bene di prorogare fino al 2020 la norma che impone il mantenimento della spesa del personale pari a quello del 2004 decurtato di un ulteriore 1,4%. Il numero di medici per abitante nel nostro Paese è in linea con le medie europee, ma solo perché nel computo vengono calcolati anche i medici che operano nel privato. Anche l’età media è un problema da affrontare: un medico su due ha oltre 55 anni. Anche il personale infermieristico è in grave difficoltà e non è sufficiente rispetto alle necessità...
La qualità di vita in Italia resta al palo, siamo 22esimi al mondo

La qualità di vita in Italia resta al palo, siamo 22esimi al mondo

Proprio oggi è stato presentato al World Economic Forum il rapporto sulla qualità della vita nel mondo. Ebbene l’Italia si piazza ad un poco onorevole 22esimo posto. E’ la stessa posizione che avevamo nel 2017. Se poi guardiamo al 2016 siamo ancora peggiorati: eravamo al 18esimo posto, comunque sempre poco lusinghiero. (Qui il rapporto completo: https://goo.gl/iZ2QGD) Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica ad aver inserito nel proprio programma l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso 20 punti: https://goo.gl/bf8cKy Lo abbiamo fatto ben prima dell’uscita di questo dossier. E lo abbiamo fatto semplicemente perché il MoVimento 5 Stelle è sempre stato attento alla vita dei cittadini. Non viviamo scollati dalla realtà come fanno gli altri partiti. A noi ci interessano i cittadini, la nostra unica vera lobby. Condividi:TweetE-mailPocketCondividi su...